Villa Brembati - sommi Picenardi

I Brembati sono testimoniati in questo luogo fin da periodi molto antichi, come ricorda il Maironi, il quale afferma che qui si ergeva “un castello rinomato nelle guerre civili dei secoli XIII-XIV” anche se probabilmente il castello di cui si parla era posto più a Sud nella zona del Piazzolo.

Il nucleo originario, costituito dalla villa e da due avancorpi, fu probabilmente edificato tra il XVII e il XVIII secolo, sull'area dove sorgeva l'antico castello già documentato nel 1072. La datazione della villa non può essere individuata con assoluta certezza. L'elenco degli edifici monumentali della provincia di Bergamo la assegna al XVII secolo ma, gli elementi emersi di cui si parlerà più avanti, ed i caratteri salienti della villa, non consentono di accettare questa data.

Si può rilevare in questa villa una certa continuità con le concezioni spaziali e figurative del Seicento e del Settecento, sia nell’uso di elementi semplici (lesene ioniche giganti, profili delle finestre, uso di sagome ribassate in malta), sia nella definizione iconografica dell’edificio, che si svolge secondo una disposizione ad "L" (nell’idea iniziale avrebbe forse dovuto essere una U) formante poi un tutto unico con i due caselli.

Si può notare inoltre una particolare sottolineatura dell’asse centrale, che dalla solenne cancellata di ingresso all’atrio passante, al viale del giardino costituisce un cannocchiale prospettico, perno della composizione architettonica che si conclude con la grande casa colonica denominata: “Cascinone”.

Tuttavia i singoli elementi formali fanno parte del linguaggio neoclassico od ottocentesco. Per questi si può osservare che, se è vero che la lesena unica, i materiali, il tipo di cornici, sono elementi che permettono di inserire il complesso nella cultura del Sette-Ottocento, un esame più approfondito rivela la presenza di elementi estranei alla tradizione più antica e a quella del Neoclassico: la sagome dei capitelli, i balconcini del primo piano indicano già un atteggiamento eclettico, una stilizzazione difforme dai Canoni neoclassici.

In sostanza tutta la fronte rivela un tentativo di rielaborazione dei codici formali tradizionali, senza tuttavia giungere ad una vera e propria innovazione e si puo considerare come il prodotto di una cultura periferica ritardata rispetto a quella dei maggiori centri urbani. Tale fronte può dunque essere riferita agli ultimi decenni del Settecento e ai primi decenni dell’Ottocento (l’unica data emersa durante i lavori della recente sistemazione riporta, sul frontone del fianco sinistro della facciata la scritta 1839.

La tematica scenografica e prospettica, che rivela la persistenza della tradizione in questo prodotto ottocentesco, non costituisce un puro fatto logico di metodo, ma risponde appunto ad una vera e propria caratteristica formale, che identifica tutto il complesso.

Essa è stata uno dei motivi informatori del restauro e della nuova sistemazione (progettata dall’arch. Liliana Grassi nel 1960).

Superati gli interrogativi connessi con il problema delle destinazioni delle ville e dei complessi monumentali che hanno perduto la loro originaria ragione d’essere (o per incuria o per degrado), si può dire che nel caso specifico esistevano ragioni reali ineliminabili per le quali l’edificio, se non utilizzato, sarebbe stato definitivamente compromesso. Inoltre l’aggiunta di nuove strutture architettoniche non ha distrutto quello che di fondamentale restava della villa dei Brembati, ma ha creato un organismo nuovo, senza stridenti dissonanze; sono stati conservati integralmente oltre la facciata i locali più significativi, come le salette decorate a stucchi del corpo di fabbrica mediano, al pianterreno, stucchi databili al primo Ottocento.

Lo stato di conservazione attuale è da considerarsi, dopo gli interventi di restauro di questi ultimi anni, ottimo.

Il complesso immobiliare della villa è stato adibito a Casa di Riposo per anziani nei primi anni '60 dall'Opera Nazionale Pensionati d'Italia (O.N.P.I.) come Casa Albergo per anziani autosufficienti, restaurando pressoché totalmente la preesistente Villa Sommi-Picenardi, già Brembati. Nella parte più antica hanno trovato posto gli uffici amministrativi mentre le sale decorate ospitano spesso mostre ed esposizioni; i due avancorpi ospitano rispettivamente gli ambulatori medici e un centro diurno integrato per anziani mentre il parco, riportato all’antico splendore, è sicuramente uno dei parchi pubblici più belli del circondario.

Il complesso, destinato ad attività assistenziale, è divenuto proprietà della Regione Lombardia nel 1979 (ex ONPI), che ne ha affidato la gestione al Comune di Brembate di Sopra.

Nel corso degli anni '90 la stessa Regione ha finanziato l'intervento di ristrutturazione completa della proprietà, finalizzato all'adeguamento ai nuovi standard strutturali previsti per il funzionamento. La ristrutturazione completa dell'edificio si conclude nel 2003.

Il 3 Dicembre 1998 la Regione Lombardia, settore demaniale, ha assegnato gratuitamente in proprietà l'intero immobile al Comune di Brembate di Sopra, che è tenuto a mantenerne la destinazione ad attività socio-assistenziali.

Dal 1 Gennaio 2015 il Comune ha trasferito la RSA alla Fondazione Casa Serena Onlus di Brembate di Sopra.

Villa Terzi, cappella di S. Luca, via Tresolzio

La seicentesca Villa Terzi, anche essa ristrutturata nei secoli, che ingloba qualche resto delle antiche fortificazioni del luogo.Villa appartenente fino al 1820 ai Rota poi ai conti Terzi; già fortificazione medioevale duecentesca.Da evidenziare il portale a sesto acuto ribassato del ‘600; il cortile con lato porticato e la torre.

La Cappella di S. Luca del ‘600 con decorazioni interne a stucco e saletta con decorazioni en plein air.

Caratteristica la via Tresolzio con architettura medioevale ancora in ottimo stato, come le case coloniche sparse sul territorio.

Ponte di Briolo

Famoso il ponte di Briolo, conteso tra i Comuni di Brembate di Sopra, Valbrembo e Ponte San Pietro, che risale al secolo XIII.

Dopo la travolgente piena del fiume Brembo del 1493, venne ricostruito nei primi anni del ‘500 e solo rinforzato nell’800.